SILVESTRO FIORE - SINDACALISTA MARTIRE
Silvestro Fiore può essere considerato il precursore del sindacalismo locale, quando di organizzazioni che mettevano insieme i lavoratori perché diventassero una forza per difendere i propri diritti non se ne sapeva quasi niente. Nel suo “piccolo”, riferito all’ambito locale e regionale in cui si è mosso ed ha operato, ha dato inizio a quel periodo di cambiamenti che in particolare al Sud vedeva la classe dei braccianti agricoli, la più numerosa, essere schiavi del potere economico, privi di qualsiasi tutela e diritto. La sua opera fu di stimolo e apripista per l’organizzazione di altre categorie di lavoratori foggiani, e non solo, che si costituirono in Leghe di miglioramento e resistenza e che poi confluirono e parteciparono a costituire la locale Camera del Lavoro di cui lui stesso fu promotore.
Silvestro Fiore diventa il primo capo-lega dei contadini (braccianti) di Foggia alla fine del 1900, aveva 36 anni quando la Lega fu costituita su sua iniziativa il 20 di novembre dello stesso anno. All’epoca esiste già la Lega dei ferrovieri, ma quella dei contadini, resterà la più forte e più numerosa fino alla costituzione della Camera del Lavoro di Foggia, nella quale confluì insieme alle altre che si erano venute a formare da lì a poco. La Lega dei contadini raggiunse il numero di 2.500 soci a cui si aggiungerà successivamente la Lega delle contadine con 1.400 aderenti.
Il forte impegno profuso a favore di una categoria così numerosa e combattiva contribuì a far comparire il suo nome sulle cronache giornalistiche in occasioni di manifestazioni, congressi, scioperi e a volte arresti e carcerazioni, nonché del suo barbaro assassinio, che suscitò una serie di attestazioni di stima e riconoscimenti.
Poco sappiamo di Silvestro Fiore prima che compaia tra le cronache giornalistiche, ma sicuramente la sua ottima indole fu alla base di un percorso e di una presa di coscienza che lo portò prima a servizio e poi a capo di quella categoria di lavoratori della terra. Lavoratori dediti a lavori pesanti anche per oltre dodici ore al giorno, sotto il sole rovente, dall’alba al tramonto, sotto l’occhio vigile del padrone. La classe di lavoratori campagnoli svolgeva un lavoro a carattere stagionale da cui trarre sostentamento per se e la sua famiglia, ostaggio delle variazioni climatiche: se piove, se nevica non c’è lavoro; condizionato dell’andamento buono o cattivo dell’annata agraria che incideva sul già ridotto numero di giornate lavorative nell’arco dell’anno; lavoratori senza forza contrattuale perché i salari erano decisi unilateralmente dalla classe padronale.
Silvestro Fiore nasce il 7 settembre del 1864 da famiglia povera, il padre Giuseppe di Silvestro e la madre Maria Giovanna Paola Frigione di Antonio e Nicoletta Guerrieri avranno cinque figli: Maria Vincenza (1855), Francesco (1856), Silvestro (primo) nato il 12 ottobre 1862 e morto il 16 luglio 1864 il cui nome andrà al nostro Silvestro nato nello stesso anno, infine Luigi (1871). Come risulta da alcuni documenti, Giuseppe, il capofamiglia, è bracciale, termine più arcaico per indicare la qualifica e l’attività di bracciante agricolo.
All’epoca Foggia aveva una cinta daziaria composta da venti casotti posti ad ogni strada di accesso della città, gli agenti daziari che li presidiavano controllavano tutte le merci in entrata sottoposte al così detto “dazio consumo” nella misura riportata in un’apposita tabella convenuta tra il Comune, nelle cui casse poi affluiva la gran parte del gettito, e la ditta appaltatrice del servizio. In questo contesto incontriamo Silvestro Fiore a svolgere il suo lavoro come daziere presso uno dei casotti della cinta. Sarà questa l’occasione, il transito di braccianti, che mette in contatto Silvestro Fiore con la realtà e le condizioni di questa gente. Un articolo di un giornale dell’epoca così conferma: “Nacque in lui la volontà di organizzare i contadini allo scopo di conseguire nel loro interesse un miglioramento materiale e morale […] iniziò un’opera di propaganda appassionata e paziente […] d’inverno accanto ad un focherello di sterpi, d’estate all’ombra della garitta […] fondò una lega di contadini in una casa a piano terra, alle pareti ci mise il ritratto del re e della regina […]”.
Gli anni che seguirono furono una continua escalation di lotte e conquiste per i lavoratori campagnoli del Tavoliere che videro Silvestro Fiore sempre in prima fila come promotore, organizzatore e aggregatore di masse operaie: Il 20 novembre 1900 costituisce la Lega dei Contadini di Foggia con sede in Via Pescheria, nel 1901 aderisce al Partito Socialista e alla federazione Nazionale dei Lavoratori della Terra; il 1903 Silvestro Fiore viene eletto fra i componenti della Federazione provinciale socialista; a lui si deve principalmente l’organizzazione del primo “Congresso dei Contadini delle Puglie” che si svolge a Foggia nei giorni 5 e 6 aprile 1902 presso il Teatro Politeama.
Silvestro Fiore aveva 45 quando morì, ma solo gli ultimi 9 passati a servizio della classe operaia, la sua vita venne interrotta per futili motivi e per mano assassina dell’anarchico Antonio Carretta, tuttavia prima di parlare del suo omicidio proviamo a capire chi è il Carretta.
Antonio Carretta è un calzolaio come si legge in qualche cronaca cittadina, ma da altri documenti risulta contadino (bracciante), probabilmente pratica le due attività, la prima a riempimento dei vuoti della seconda. Figlio di Angelo (vignaiuolo) e Maria Capone nasce a Foggia il 28 aprile 1874. All’interno dell’organizzazione che raggruppa i braccianti di Foggia ricopre il ruolo di vice- capo-lega, ed è quindi il braccio destro di Silvestro Fiore. Le idee tra loro non collimano e si creano dei “dissapori” che provocarono la crisi tra il Capo-lega e Vice, la cosa si amplifica quando il Carretta, nel 1907, dopo aver tentato la scalata alla presidenza della Lega non viene neanche rieletto nell’organismo dirigente. A questo pensò bene di allontanarsi e unirsi ad un gruppo di anarchici foggiani con i quali incominciò una campagna infame contro il Fiore e di discredito nei confronti della Lega e dei socialisti creando un utile assist per la classe padronale terriera.
Tutto si svolge e si compie nelle prime ore del mattino di domenica 26 settembre 1909. Silvestro Fiore esce di casa, abita in Vico Sirio, e si reca, con due altri soci della Lega, uno dei due tale Giovanni Pompilio, in quella zona oggi divisa tra piazza C. Battisti e via Oberdan all’epoca conosciuto nella toponomastica orale come “‘Mmìzze a Sant’Andùne” (in mezzo a Sant’Antonio) per la presenza della omonima chiesa di S. Antonio Abate, ritrovo tipico di proprietari terrieri che si incontravano per discutere di affari e ingaggiare manodopera.
Anche il Carretta quella mattina esce di casa, abita in Via Prato 18 (oggi Via Sott.te Giuseppe Russo), e pare abbia detto alla famiglia: “Pranzate pure, non mi aspettate!”, quindi si reca anche lui in mezzo a Sant’Antonio dove si incontra con Fiore e altri amici, tra questi un certo Pomilio amico intimo di Fiore e socio della Lega. Fiore lo invita a una passeggiata per chiarirsi riguardo le ulteriori accuse pubblicate sul “Libertario”(Organo di Stampa del partito anarchico)a firma del Carretta.
Il seguito è ben descritto in un verbale dalle Guardie Municipali che erano di servizio quel giorno: “L’anno 1909 il giorno 26 settembre in Foggia, noi Saponaro Raffaele, Zammarano Giuseppe e Ingino Raffaele guardie municipali di questo Comune riferiamo a chi di dovere che questa mane verso le ore 8,30 trovandosi di servizio in Piazza Lanza abbiamo visto che dal Corso V.rio Emanuele venivano i nominati Fiore Silvestro e Caretta Antonio ragionando animosamente. Giunti vicino all’Edicola dell’acqua di Serino, vennero a diverbio fra loro. Ai gridi di diversi cittadini siamo accorsi vedendo che il sopranominato Carretta Antonio fu Angelo di anni 39 contadino da Foggia abitante in Vico Prato n. 18 dava dei colpi di coltello all’altro compagno Fiore Silvestro fu Giuseppe di anni 45 da Foggia abitante in Vico Sirio il quale trovavasi a terra. Nello stesso momento giungeva il nominato Pompilio Giovanni Michele fu Leonardo di anni 32 da San Giovanni Rotondo qui domiciliato in Via Ascolana n. 76 anche armato di coltello che dopo aver preso per il collo il Carretta lo feriva gravemente […] dichiarati in arresto e assicurati delle armi che avevano nelle mani, abbiamo condotto i due feriti all’Ospedale Umberto I°, e l’altro in Ufficio di Pubblica Sicurezza. Noi agenti perquisito il Fiore, abbiamo rinvenuto un piccolo coltello senza punta […]”.
Il Fiore morirà alle 14,35 dello stesso giorno, per le ferite mortali infertigli, malgrado il tempestivo soccorso e le cure dei medici. I funerali ebbero luogo il giorno successivo, straordinariamente imponenti, con la partecipazione di oltre 10.000 persone, fra due ali di folla Il corteo partì da Piazza Addolorata proseguendo per Via Manzoni, Via San Tommaso, Via Arpi, Piazza Duomo, Via XX Settembre, Via Cairoli e Corso Vittorio Emanuele. Il feretro fu portato a spalla dai compagni del Fiore, coperto dal drappo rosso e nero della Sezione Socialista, circondato da moltissime bandiere delle organizzazioni e preceduto da tante corone.
Per il processo in prima istanza viene investita la Corte di Appello di Trani che il 7 luglio 1910 emana sentenza di detenzione a carico di Cerretta Antonio e Pompilio Michele Giovanni.Dopo aver ascoltato quindici testimoni, fra cui il Capitano di Fanteria Vincenzo Della Rocca che intervenne per porre fine all’azione delittuosa in atto, e la ricostruzione dei fatti, il Carretta risulta colpevole di omicidio e porto di coltello con caricamento a molla, il Pompilio di mancato omicidio e porto di coltello con caricamento manuale nei fatti di Foggia del 26 settembre 1909.
La Corte esclude la legittima difesa pretesa dal Carretta e ordina il rinvio dei due accusati al giudizio della Corte di Assise Circolo di Lucera con traduzione degli stessi alle Carceri Giudiziarie della stessa città. Alla corte di Assise di Lucera il processo inizia il 5 luglio 1911, in tutto undici udienze, nell’ultima del giorno 19 dello stesso mese viene emessa la sentenza che condanna Carretta Antonio a 9 anni e 10 mesi e Pompilio Giovanni a 2 anni 6 mesi e 5 giorni. Il ricorso in appello proposto dal Carretta verrà respinto.
Foggia ha dedicato a Silvestro Fiore una piccola via cittadina al rione Candelaro, peccato che è priva di targa e risulta assente sulle mappe della città. A lui è intitolata l’Università della Libera Età dell’Auser di Foggia, in viale Sant’Alfonso.
Scritto da Romeo Brescia
Pubblicato il: 17 febbraio 2025
Fonte: Silvestro Fiore l’uomo e il sindacalista - Raffaele de Seneen e Romeo Brescia












