LA VOCE DEL GARGANO
(Omaggio a Matteo Salvatore)
di Raffele de Seneen e Romeo Brescia
“A” come analfabeta, “B” come bracciante, “C” come cantautore, “D” come diseredato, “E”…. e così andando avanti potremmo arrivare all’ultima lettera dell’alfabeto senza riuscire a capite tutto della “scorza” e soprattutto dell’animo di Matteo Salvatore.
La voce del Gargano, ma anche della Daunia, dell’intero Sud e di tutti i Sud del mondo.
Nato ad Apricena (FG) nel 1925 da famiglia poverissima e numerosa – sette figli – la morte entra presto nel loro piccolo basso con la faccia della fame e della malnutrizione: perde una sorella di quattro anni.
Impara a suonare la chitarra, autodidatta, a venti anni, un chilo di pane nella “sacca” parte per Roma, impiegherà quasi un mese per raggiungerla.
Manovale muratore, subito dopo posteggiatore in locali, locande e trattorie dove viene notato mentre esegue canzoni napoletane con la sua particolare voce.
Apprezzato, rivela la sua provenienza, la sua “fortuna”, perché è un momento in cui la gente, anche attraverso il canto, vuole conoscere l’altro Sud che non è solo Napoli.
Così ha inizio la sua notorietà: tournée e incisioni discografiche in una carriera fatta di alti, tanti alti, e bassi, tanti bassi.
Ma pare un destino segnato il suo, sarà pure un percorso in salita e discesa, ma è soprattutto in senso circolare, alla fine ritornerà povero come all’inizio.
Matteo Salvatore trascorre l’ultimo tratto della sua via a Foggia, pochi ne sono a conoscenza, in un pianterreno al civico n. 16 di Via Costantino Capozzi, e lì anziano, solo, ritornato nell’indigenza e con qualche acciacco fisico conclude il suo percorso terreno il 27 agosto 2005.
I pochi amici ed estimatori che si sono occupati di lui negli ultimi tempi hanno anche voluto ricordarlo con una targa marmorea affissa al muro del civico dove abitava, alcune righe a firma di Eugenio Bennato.
Il 16 giugno, giorno di un suo compleanno mancato, se passate per quella stradina fermatevi un attimo al civico 16, meglio di sera, potrà capitarvi di vedere che “La luna aggira il mondo e …..”.
Hanno detto di lui:
“Le parole di Matteo Salvatore noi le dobbiamo ancora inventare” (Italo Calvino)
“Grande poeta di povera gente figlio diverso del Sud dell’Italia, la tua canzone è un emigrante che va a cercare fortuna in Germania” (Dalla canzone ‘Italia minore’ di Eugenio Bennato)
Qui di seguito un cortometraggio in cui si alternano immagini di famose opere d’arte. Matteo Salvatore con il suo canto, trasforma il duro lavoro del pastore, solitario e nomade, in una fantastica favola.













