Il collezionista di biciclette

IL COLLEZIONISTA DI BICICLETTE

Nei primi anni del Novecento i benestanti foggiani intrapresero un lento abbandono dell’uso di carrozze a trazione equina per passare alle innovative automobili. Invece, la classe popolare si barcamenava come meglio gli era possibile affidandosi per gli spostamenti alla bicicletta: due ruote, una catena e la sola forza delle gambe erano l’unico mezzo più economico per spostarsi e portare a casa un pezzo di pane.

In questo scenario artigiani e commercianti modificavano e adattavano le proprie biciclette alle esigenze del lavoro che svolgevano. Ancora oggi, nei mercatini di antiquariato, si trovano vecchi esemplari di questo mezzo che lasciano intendere benissimo la professione del loro vecchio padrone. Ovviamente tutto questo non sfugge all’occhio attento e appassionato di Nicola Bucci, un nostro concittadino che da qualche anno ha iniziato a collezionare e restaurare ogni tipo di bicicletta, prediligendo spesso quelle che raccontano e documentano antichi mestieri ormai scomparsi come: il panettiere, l’arrotino, il ciabattino, il postino, lo spazzino, il lattaio e tanti altri.

Le due ruote non furono mezzo di spostamento solo per i mestieranti, infatti, nel 1912 Papa Pio X autorizzò i parroci ad utilizzare la bicicletta per i loro spostamenti, fino a quel momento era considerata come segno di lussuria visto che in pochi avevano la possibilità di possederla. Nelle mie ricerche storiche legate al territorio ricordo di aver letto che: nel dopoguerra, il Canonico Amedeo Fatigato in sella ad una bicicletta raggiungeva la borgata di Arpinova ogni giorno per la cura delle anime, mentre l’indimenticabile Maria Teresa Masullo, insegnante, nel 1941 raggiungeva in bicicletta la scuola rurale “Vigna de Stasio” sita nelle campagne della città, dopo la Cartiera.

Il restauro di oggetti antichi è del tipo conservativo, infatti si tenta di mantenere più possibile tutte le caratteristiche originali del mezzo. In questo Bucci ha preso scuola dal suocero Bruno Sabatino, un ex dipendente della Cartiera di Foggia, un bravissimo manutentore di impianti e abile aggiustatore di meccaniche, che mi onora aver conosciuto di persona e aver lavorato al suo fianco.

Bruno ha trasmesso a suo genero tutto il suo saper fare come aggiustatore di meccaniche e lo ha aiutato anche nella costruzione di un espositore in legno che documenta la presenza a Foggia della rinomata fabbrica di biciclette “Apulia” della famiglia Martucci. All’inteno dell’espositore insieme alle foto storiche troviamo alcuni reperti come: un “fortunello” che veniva fissato sopra al parafango anteriore, un borsello sottosella in cuoio che riporta la scritta dell’omonima fabbrica e una serie di attrezzature utilizzate per la produzione, il tutto risalenti agli anni 30. Doveroso aggiungere che presso la fabbrica dei Martucci si costruivano biciclette destinate al corpo dei bersaglieri e non come erroneamente si narra che fosse una prerogativa esclusiva della Bianchi.    

Fortunello Martucci
Borsello sottosella porta attrezzi

Nel suo piccolo laboratorio Bucci mi mostra le fasi di un restauro conservativo eseguito ad una bicicletta “Bianchi”. Questa bicicletta nel 1942 aveva un costo di 770 Lire, a proposito è importate sapere che Mussolini emanò una legge dove tutte le biciclette dovevano avere impresso sulla canna il prezzo di vendita al pubblico. L’altra curiosità è che solo la “Bianchi” rispettò tale decreto e marcò tutta la componentistica con gli ultimi due numeri dell’anno di costruzione.

1 - La bicicletta appena acquistata.
2 - Smontaggio, pulizia ed eventuali riparazioni dei componenti.

 

                       

3 - Numeri identificativi dell’anno di costruzione.
4 - Risultato finale del restauro.
5 – Parte del telaio dove si evidenzia il costo di lire 770.

Anche questa Bianchi, modello ministeriale del 1942, è passata a far parte della collezione del Bucci come testimonianza che le industrie italiane durante il periodo di guerra per ridurre i costi usavano “cadmiare” la componentistica (manubrio, mozzi, pedivelle), una tecnica più economica della classica cromatura.  La sella è una “Aquila super flex” in “Pegamoide”, una pelle molto scadente ed economica, i pedali sono a quattro gommini e riportano il marchio della Bianchi, “paraveste” in tessuto colorato, borsello sotto sella marcato Bianchi, mozzi con ingrassatori, gruppo luce marcato “Lince” con relativa finestrella che riduceva il fascio luminoso, parafanghi posteriore verniciato di bianco e catarifrangente posteriore in vetro marcato Bianchi.

Il nostro collezionista non si limita alla sola collezione ma ricerca tutte le curiosità storiche legate alle due ruote. Spiega che nel 1938 era d’obbligo montare su tutte le biciclette il fanale anteriore a lente gialla, il parafango posteriore verniciato bianco con il relativo catarifrangente. L’obbligo della lente gialla permetteva il riconoscimento inconfondibile su strada delle biciclette da altri veicoli. Successivamente, con l’entrata in guerra, subentrò l’obbligo di mascherare la lente con una piccola finestrella che riduceva il fascio luminoso ed evitava di attirare l’attenzione del nemico.

Antico fanale con vetro giallo
Maschere per fanale

 

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito alcune foto delle sue biciclette esposte in manifestazioni di piazza da lui organizzate con tantissime difficoltà e sacrificio, dove tutta la famiglia partecipa rievocando i mestieranti del passato in costume tipico dell’epoca. A proposito ritengo che le nostre istituzioni cittadine dovrebbero tendergli una mano affinché possa realizzare mostre a tema per la crescita culturale popolare della nostra città.

 

La famiglia bucci

Alla sua collezione non mancano le biciclette per i più piccoli come il Ciclobalilla con sidecar della ditta Giordani, denominata per l’appunto: “la fabbrica della Felicità”. Ovviamente destinati a quei bimbi più fortunati e che appartenevano a famiglie benestanti.  Era il 1875 quando Raffaele Giordani iniziò la sua attività con la produzione di velocipedi attività che vedrà impegnate cinque generazioni. Dal 1911 fino al 1930 la ditta Giordani iniziò a produrre carrozzine per bambole, tricicli, per poi arrivare alla produzione di carrozzine per bambini. Dagli anni trenta oltre alle carrozzine e a piccole automobili a pedali, la Giordani presenta nel 1934 una biciclettina in lamiera stampata: la Ciclobalilla, dotata di sidecar dando ai clienti la possibilità di acquistarla con o senza. Questo dava al bambino la sensazione di essere già adulto eliminando le rotelline portando con sé un bambolotto o la sorellina.

Caratteristiche tecniche telaio scatolato in lamiera stampata proprio per evitare possibili rotture, ruote da 12 balloncino ormai introvabili, mozzi con ingrassatori marcati Giordani, pedali a 4 gommini, sella in cuoio, un solo freno quello anteriore a trasmissione rigida.

Il sidecar in legno compensato trova il suo alloggio su due balestrine sostenute da due cinghiette in cuoio. Sul Ciclobalilla è stato eseguito un minuzioso restauro conservativo cercando di mantenere il più possibile la sua originalità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine la sua passione per gli oggetti antichi lo porta a conservare anche altro: come una carrozzina per bambini Giordani del 1960 quando le cose erano fatte per durare nel tempo. Cinque generazioni più di un secolo di produzione dal 1875 al 1984, la Giordani è stata una delle più famose fabbriche nella costruzione di tricicli, passeggini e carrozzine…

 

   Foggia, 5 ottobre 2024                                                                                                                                                     Romeo Brescia