Il Santuario dell'Incoronata - Antica meta di pellegrinaggio

Il Santuario dell’Incoronata  -  Antica meta di pellegrinaggio

Immagine sacra della Madonna dell'Incoronata di Foggia - 9° centenario 1901

L’articolo pubblicato nel piccolo opuscolo: “L’Incoronata - bollettino del santuario dell’Incoronata di Foggia retto dai figli della Divina Provvidenza, D. Orione ( 3 aprile 1952 )”, ben descrive tutta la misticità e la sacralità di un luogo che negli anni è stato sempre meta di tanti pellegrini, e che con il loro passo lento e costate hanno attraversato anche le vie del Borgo.  Lo condivido sperando che susciti interrogativi di quello che ancora oggi rappresentano quei luoghi, e se la “potenza della fede” opera su tutti noi oggi come allora. 

Maggio: il mese dei mistici pellegrinaggi.

Alla sua mite temperatura, con lo sbocciare delle rose, nel Tavoliere gli asfodeli contrastano lo spazio al superbo finocchio selvatico che innalza il suo scettro dorato sino a quattro o cinque piedi di altezza, e laggiù nel bosco sacro della Vergine, gli alberi sono fronzuti, verdissimi, con i rami  carichi; le acacie agitano i loro fiocchi profumati, e le querciole fan corona, alla famosa antichissima quercia, dove Federico II e suo figlio Manfredi avevano l’abitudine di soffermarsi durante la caccia del daino e del cinghiale.

Pellegrini in gita al Santuario dell'Incoronata di Foggia - 1939

Matteo Spinelli descrive come “de Jennaro 1259 Re Manfredo venne in Puglia a fare la caccia de la Incoronata, che avia sette anni, cà no era stata fatta, et ce foro chiù de mille ed quattrociento perzune, et lo Re, volse, ca chi li pigliava la caccia fosse la sua, et fu pigliato un numero infinito de selvaggina”.

Oggi la selvaggina con la caccia spietatissima che viene fatta, è ridotta purtroppo a ben poca cosa e il bosco dell’Incoronata, per i ripetuti tagli, non è più quello di Federico II.    Il mese di maggio, è quanto mai propensa ai suggestivi pellegrinaggi che dalla pianura si snodano lungo i costoni montani, e dall’Incoronata salgono poi a San Michele.

Il paesaggio già di sé stesso caratteristico acquista più interesse attrattive, fascini di poesia indefinibili quando queste mistiche carovane, commoventi nei loro sacri stupori, si affacciano a piedi scalzi sull’erba polverosa che conduce alla meta delle loro devote aspirazioni.

Vanno in lunghe file, a compagnie precedute dal crocifisso e spesso guidate dal parroco del loro paese, poi vengono le vergini a due a due, poi le donne, poi gli uomini.

Vengono da terre lontane e non solo dai piani di Puglia, ma anche dall’Irpinia, dagli Abbruzzi, dalla Lucania, dalla Calabria, dalle Marche, dall’Umbria, come invase da un tenace fervore religioso rievocanti i fausti di santità del lontano Medioevo.

Accedono all’Incoronata, in file serrate, cantando gli inni di prece ed inalberando la croce.

Vi giungono sfiniti, appoggiati, i più vecchi, al bastone di pellegrini, fanno tre volte il giro della chiesa e poi si inginocchiano davanti la porta, litaniando, in onore della Vergine.

E’ sempre così, e chi sa da quanti secoli! Potenza della fede!

Supplica alla Madonna per ottenere protezione e conforto.

Pubblicato il: 11 Mar 2026

Romeo Brescia