La medaglia a due facce

LA MEDAGLIA A DUE FACCE - IL FANTE MICHELE CATANEO

  Romeo Brescia

Tutte le medaglie hanno due facce, ma solo la guerra le ha anche intercambiabili: vinti e vincitori, aggressori e aggrediti, morti e sopravvissuti, eroismo e paura; e si potrebbe continuare ancora.
C’è una guerra ormai lontana nel tempo, coperta di polvere e ragnatele perché combattuta lontano dalle nostre case, ma vissuta nell’intimo di ogni famiglia che vedeva un suo caro, in grigioverde, partire per il fronte e, nello stesso intimo, piangerlo al giungere di una notizia ferale.

Non parliamo di quella dei bombardamenti del ’43, ma di quella combattuta dai nonni di chi oggi è a sua volta nonno.
Nell’estate del 1915, nel Tavoliere si raccoglie il grano: la guerra è lontana e, fra i nostri braccianti anziani, vi sono anche prigionieri di guerra dell’esercito austro-ungarico. Il 15 agosto 1915, a Foggia, si celebra la festa dedicata alla Patrona della città, la Madonna dei Sette Veli. I nostri giovani sono al fronte a combattere: lì si muore, mentre qui, in via Sapienza al civico 3, una famiglia piange.

“Ho conosciuto e apprezzato il bravo Cataneo per la sua bontà d’animo e il sentimento del dovere. Amato dai compagni e dai superiori, cadde combattendo serenamente per la grande Patria! Questo almeno Le sia di conforto”.

                                                               Sottotenente Morfino Rosario

Questa la notizia arrivata a Foggia alla famiglia di Michele Cataneo, figlio di Pietro e Maria Saveria Conticelli, classe 1895, soldato del 157° Regg. Fanteria morto sul Monte Nero il 15 agosto 1915 per ferite riportate durante il combattimento.

Solo qualche giorno prima, il fante Michele Cataneo aveva scritto alla famiglia:

 Monte Nero 11/8/1915

 Mamma – Ho ricevuto la tua lettera. Sono rimasto molto contento che godete tutti buona salute così vi assicuro di me.

Vi dò notizie di guerra: fra giorni avremo un combattimento terribile e vado a fare una grandissima avanzata, e c’è anche un  grande bombardamento di cannone.

Durante questo bombardamento noi dobbiamo avanzare contro al nemico per poterlo ricacciare indietro.

L’avanzata è un po’ difficile, per il modo che loro sono bene trincerati e hanno messo le mine per far scoppiare le bombe quando noi avanziamo.

C’è una frontiera d’artiglieria che impedisce l’avanzata nostra. Durante questo po’ di tempo siamo stati dietro le trincee, non si poteva nemmeno affacciare di fuori che subito si sentiva fischiare le pallottole.

Mamma, ora è arrivato il tempo del mio destino, o morto, o ferito, oppure salvo.

Io prego Iddio e quella bella Vergine Addolorata dei Sette Veli che Essa mi deve aiutare da questo pericolo d’avanzata.

Mamma, sarà difficile che ritornerò più dal Monte Nero per venire da te pe abbracciarti e baciare la mia nonna santa, che le voglio tanto bene, e essa lo stesso verso me che mi ha allevato nel suo letto. Mi dispiace che non vedrò più mio padre, e le mie sorelle e il mio fratello che voglio tanto bene.

Mi raccomando che se io dovessi morire mi dovete far fare la fotografia in grande, come sta sopra la cartolina. La mia roba non la dovete toccare, dal punto dove si trova, si deve infradiciare, cominciando dalla cravatta, e a finire alle scarpe.

Io mi do coraggio e forza a questo combattimento e combatterò

Con vero cuore verso la bella Italia e si deve gridare sempre, Viva l’Italia! Viva Savoia! E se io vado colpito mortalmente, sino all’ultimo sospiro di morte devo gridare sempre Viva l’Italia.

Voialtri non pensate a me che ormai ci sono, e pazienza!

Se morirò almeno avrò la soddisfazione di morire con una pallottola anziché di malattia come sono morti già degli altri.

Non altro da dirti, salutami tutti di famiglia, tanti baci a mio padre e la mia nonna santa, tanti baci ai ragazzi a chi domanda di me. Tanti saluti alla strada nostra che mi conosce e a te, mamma, tanti baci da tuo figlio.                                                                                                                   Michelino

 

 Pubblicato il: 17 Mar 2026