IL PONTE SUL CERVARO
di Raffaele de Seneen e Romeo Brescia
C’è chi con tanta passione, girando nei mercatini specializzati on-line , raccoglie vecchie foto di Foggia e dintorni dandoci la possibilità di vedere luoghi, anche animati, del tempo passato da confrontare col presente, o offrirci situazioni molto modificate, addirittura oggi inesistenti.
Marco Scarpiello è uno di questi appassionati, amante, ricercatore, collezionista di foto d’epoca.
Uno dei suoi ultimi “acquisti”, una foto fra le più inedite e meno comuni, porta la scritta “Tenuta Fogliazzo – Ponte sul Cervaro – Ricostruito ‘904/’905”, un ponte sul nostro torrente Cervaro, ricostruito ben centodieci anni fa.
Naturale e contestuale la curiosità di saperne di più, così è partita una ricerca a più mani.
C’era da individuare prima di tutto questa località “Fogliazzo”, ed in proposito è stato di valido aiuto l’aver intercettato in rete una Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, la 124 del 29 maggio 1940 riportante un Regio Decreto con cui veniva trasferita in proprietà dell’Opera Nazionale Combattenti il fondo “Mezzanone 1° e Fogliazzo”, all’epoca catasto rustico del Comune di Foggia, appartenente a diversi componenti della famiglia Orsini (principi).
Siamo nel periodo dell’esproprio delle terre non coltivate, o mal coltivate, per procedere all’appoderamento del Tavoliere di Puglia da parte dell’ONC.
Infatti, come risulta da una vecchia mappa dell’Ente, già qualche anno dopo (1942-1943), la zona risulta intensamente appoderata con le tipiche case coloniche ONC, bianche e a tetti rossi.
Il Decreto continua dicendo che il fondo confina con Masseria Mezzanone 1°, con l’alveo del torrente Cervaro e con Masseria Fogliazzo.
Questi elementi facilitano l’individuazione del sito, quindi si tratta solo di recarsi sul posto per verificare e rintracciare il ponte sul Cervaro ricostruito prima dell’appoderamento, il che fa capire che già in precedenza c’erano in zona grosse masserie, seppure a coltivazione non intensiva e “grano su grano”, ma comunque necessitanti di infrastrutture come un ponte per scavalcare corsi d’acqua che le attraversavano per facilitare lo spostarsi di mezzi, persone ed animali.
Purtroppo, il ponte non c’è più, come un altro, poco più avanti che collegava Località Verginuolo con Località Coppolachiatta, anch’esso di servizio per il collegamento di strade interpoderali, invece, è presente ancora e funzionante un terzo che porta il nome di Ponte Colonnelle, ed è proprio questo ponte che fa scemare la delusione di non aver trovato l’altro in fotografia, perché, le informazioni raccolte sul posto permettono di arrivare all’omonima Masseria Colonnelle ubicata nella stessa zona.
A riguardo del ponte Colonnelle, via web ci perviene la testimonianza del sig. Domenico Delli Carri: Il ponte Colonnelle fu distrutto dai tedeschi durante una notte nel periodo settembre - ottobre del 43, uno o due giorni prima che gli inglesi arrivassero alla masseria Cutino.
Ricordo che mio nonno Domenico, che viveva tra la masseria Cutino e il fiume Cervaro, mi raccontava sempre l’episodio, dicendomi che prima della distruzione del ponte, un soldato tedesco a cui aveva regalato delle uova, gli disse di non aver paura che nella notte lo avrebbero fatto saltare, e così fu, e mi disse che il rumore dell’esplosione fu grandissimo.
Quello che esiste ora fu ricostruito subito dopo l’occupazione e relativa partenza degli alleati dall’Italia.
Colonnelle è una vecchia masseria appena oltre l’agro di Foggia, in quello di Manfredonia, e quel che resta comunque riesce ancora a dare l’idea di quella che fu una grossa, importante e composita masseria dedita all’agricoltura ma anche all’allevamento di bestiame.
Di essa restano le due eleganti torri colombaie ai bordi di un terrazzino, e sotto grandi ricoveri per attrezzi e mezzi agricoli, la vecchia casa padronale a sinistra, abbracciata da erbe selvatiche, e a destra la chiesetta col suo piccolo campanile; lo svettante tetto a cono del “pavaglione”, bello ed elegante il fienile-colombaia, e ancora, quel che resta del pozzo.
Il dott. Michele Bisceglia, proprietario della masseria Colonnelle,
nato a Mattinata (Fg) il 4 febbraio 1894, laureato in medicina e chirurgia presso l’università di Napoli.
E’ stato combattente nella guerra del 1915-18 e al ritorno abbandonò la professione di medico per dedicarsi all’azienda agricola rimasta senza guida dopo la morte di suo padre Matteo.
Cominciò da allora la sua professione di agricoltore di avanguardia, di studioso di problemi di bonifica e trasformazione agraria che egli ha attuato mirabilmente nella sua azienda rendendola un modello per il territorio di Capitanata. Allevatore appassionato.
Ha ricoperto diverse cariche pubbliche dove ha portato tutto il contributo della sua operosa fattività, moralità ed onestà.
Presidente dell’Associazione Agricoltori, Consigliere della Banca d’Italia e nel 1960 inaugura la conclusione dei lavori del 1° lotto della diga di Occhito in qualità di Presidente del Consorzio di Bonifica. Ha ricoperto, anche se per pochi mesi, la carica di Sindaco nell’Amministrazione Civica di Foggia dopo il senatore Giuseppe Imperiale.
Di lì passava il Tratturello Foggia-Zapponeta, ricordi di transumanza, ma un pastore con le sue pecore lo si trova ancora.
Si può tornare a casa soddisfatti per quello che si è potuto scoprire e vedere, nello stesso tempo un po’ rattristati per l’abbandono che lì regna, e la certezza che il tempo cancellerà quello che resta.
Pubblicato il: 22 Lug 2015
Non avrei mai immaginato che pubblicando una piccolissima foto di un ponte, utile all’attraversamento del fiume Cervaro che scorre sulla pianura di Capitanata, avrei potuto trascinare al seguito così tante storie.
Oggi, 26 settembre 2022, una giornata con una pioggerellina battente, insieme all’amico Tommaso Palermo, abbiamo accolto presso masseria Colonnelle il Sig. Ed Rabasco con suo fratello e i suoi due figli, venuti da Maine e dalla Pennsylvania in Italia a visitare i luoghi di origine dei loro antenati. Ed Rabasco, che ho conosciuto tramite il social e con il quale ho concordato il nostro incontro, ci racconta che il 12 febbraio del 1905 suo bisnonno morì in questa masseria, a soli 25 anni, disarcionato e trascinato da un cavallo. Il suo nome era Nicola Domenico Goffredo e lavorava come contadino nella Masseria Colonnelle, risiedeva con la sua famiglia a Savignano Irpino; la moglie l’anno dopo la sua morte emigrò in America con i suoi tre figli. Una storia molto triste che ancora una volta racconta il dramma di una vita passata fatta di stenti, di contadini che si spostavano dalla provincia verso Foggia per trovare lavoro nelle masserie dei latifondisti e di emigrazione nelle Americhe, il tutto sempre per un tozzo di pane.
Romeo Brescia














