Non tutti conoscono il bellissimo quadro della Madonna Addolorata che si trovava all’ingresso del reparto Cartiera del Poligrafico di Foggia. Per questo motivo, vorrei condividere con tutti voi, sia con chi non ha avuto modo di conoscerlo sia con chi ne conserva ancora il ricordo, questa mia testimonianza.
Quel quadro, infatti, rappresentava molto più di una semplice immagine: era un simbolo di fede, di conforto e di raccoglimento, che nel corso degli anni si è legato profondamente alla storia, ai ricordi e alla vita lavorativa di tante persone.

Alla base del quadro c’era una piccola mensola che sorreggeva un lume, con una fioca luce sempre accesa in omaggio alla Madonna. Ma ciò che rendeva quel luogo ancora più particolare erano le tante immaginette commemorative sistemate alla base della cornice. Erano i ricordi dei colleghi che avevano condiviso con noi giornate di lavoro, fatiche e sacrifici. Persone che avevano fatto parte della nostra quotidianità e che, purtroppo, ci avevano lasciato troppo presto.
Ogni immaginetta raccontava una storia, ogni volto riportava alla mente un episodio, una voce, un sorriso, una stretta di mano. Per chi si fermava qualche istante davanti a quel quadro, non era soltanto un momento di preghiera, ma anche un viaggio nei ricordi, un modo per ritrovare, almeno con il pensiero, quei compagni di lavoro che non c’erano più.
La Madonna Addolorata sembrava vegliare su tutti loro, custodendo quelle immagini con la delicatezza di una madre che tiene stretti al cuore i propri figli. Era un piccolo angolo speciale, dove la fede si mescolava all’affetto, al dolore e al ricordo dei momenti vissuti insieme.
Oggi, a distanza di tanti anni, grazie a Felice Maffei, mi è capitato tra le mani qualcosa che non mi aspettavo: la fotografia proprio di quel quadro, che lui stesso aveva scattato a suo tempo e che oggi ha voluto condividere con me.
Guardandola, sono riaffiorati tanti ricordi, come se per un attimo fossi tornato indietro nel tempo, a quegli anni trascorsi in Cartiera, tra colleghi, amicizie e momenti che ormai appartengono al passato.
Ora sono in pensione e da tempo non frequento più quei luoghi che per tanti anni sono stati una parte importante della mia vita. E allora mi viene spontanea una domanda: chissà se quel quadro è ancora lì, all’ingresso del reparto? Sarà ancora al suo posto, con la sua piccola mensola e le immaginette dei nostri colleghi scomparsi? Oppure il tempo e le trasformazioni strutturali lo hanno portato altrove?
Forse qualcuno, passando ancora oggi davanti a quel luogo, si ferma per un istante e rivolge uno sguardo a quelle immagini. Forse qualcun altro, proprio come è successo a me oggi davanti a questa fotografia, si lascia trasportare dai ricordi.
Perché il tempo passa, le persone vanno in pensione, i reparti cambiano volto, ma i ricordi di chi ha condiviso con noi un pezzo di vita non vanno mai in pensione.
Un pensiero affettuoso a tutti quei colleghi che ci hanno lasciato troppo presto. Anche se non sono più fisicamente tra noi, continuano a vivere nei nostri ricordi e nella storia di quella che, per tanti anni, è stata la nostra seconda famiglia.
Romeo Brescia












